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Bluer
scrive: Michael
e Lorenzo si conoscono nei Monti Sibillini, in un angolo di pace e
bellezza nel Cuore delle Marche. Loro tramite è Liliana amica di Lorenzo
da molti anni e ora Moglie di Michael.
Michael è inglese ma ha girato gran parte del globo prima di scegliere
l’Italia, Lorenzo veneto. Le loro vite ed esperienze ed anche la loro età
sono diverse e tuttavia prima in modo istintivo poi con la frequentazione
avvertono reciproco rispetto e stima e via via affinità e amicizia.
Sono entrambe e ormai da tempo artisti, le loro tecniche e concezioni del
fare arte sono assai diverse ma questa affinità e questo rispetto
permettono di tentare un primo e già interessante esperimento:
Nell’estate del 2004 decidono di tentare di riportare su delle tele le
loro diverse concezioni e tecniche pittoriche con le seguenti modalità:
uno dei due comincia una opera con dei primi segni e colori sulla tela,
poi la abbandona e lascia all’altro che su di essa può intervenire come
crede e poi la lascia ancora all’altro in un processo di scambio che
finisce solo quando entrambe lo decidono.
I risultati sono interessanti ma non ancora come avrebbero entrambi
voluto.
La soluzione e il vero esperimento: two brains four hands works
L’estate successiva si ritrovano per condividere paesaggi ed emozioni ed
amicizia, sempre insieme con Liliana e con Silvia, allora ragazza di
Lorenzo, e con Bessy ed Eva e Fortunato, il cane e i due gatti che
condividono le loro giornate.
Decidono di dipingere ancora insieme ma questa volta, per felice
intuizione, non più uno alla volta e per un determinato tempo su una
stessa tela. Questa volta dipingono in contemporanea su una o più tele,
sempre uno accanto e in simbiosi tecnica ed energetica con l’altro.
La regola principe non dettata o detta, ma sorta per spontaneità è la
libertà assoluta. Sulla tela e con i colori si può fare qualsiasi cosa,
usare qualsiasi tinta e distenderla con pennelli o spatole o gettarla e
poi graffiare e spruzzare acqua e colare poi colori più densi, per poi
ancora graffiare, asciugare con carta, imprimere con spazzole e punte
incisioni energetiche o lievi abrasioni.
Ognuno è libero di fare con e insieme all’altro qualsiasi cosa, compreso
coprire o distruggere quanto l’altro ha immediatamente fatto. E come per
miracolo si libera un'energia e una forza.
Le astrazioni di Lorenzo sono frutto di Estasi, di stati della mente in
cui una visione si accende e poi lui prima in sé e poi sulla tela cerca di
ricomporre quanto intuito nell’intenso: pertanto le sue opere sono più
programmatiche e precise. E le sue astrazioni più estreme, solitamente
divincolate a fattori reali o molto trasfiguranti il naturale.
Le astrazioni di Michael sono più immediate, frutto di stati d’animo ed
emozioni e comunque più legate a percezioni di cose materiali e di visioni
naturali.
Le loro tecniche e concezioni artistiche improvvisamente si fondono e
sentono che l’esperimento questa volta è vibrante e intenso e produttivo.
In pochi giorni vengono eseguite molte tele, nelle quali forse Lorenzo
tenta una traccia e una programmaticità e Michael tenta forse più
istintività ed emotività, ma improvvisamente i ruoli si possono ribaltare
e Michael dare una traccia, una forma precisa e Lorenzo trasformarla,
avvolgerla in colori e forme più libere.
Nessuno dei due prevale, nessuno dei due vuole imporsi. Le opere sono
frutto di libertà e rispetto. Le opere sono esattamente il risultato di
due menti e di quattro mani. O forse di due corpi e di due anime. Comunque
c’è gioia ed energia. Nessuno ha voluto modificare l’altro o prevalere,
nessuno ha voluto affermare più capacità o tecnica: le opere sono di uno
come dell’altro e alla fine loro stessi non sanno in quale parte
dell’opera o in quale segno lui stesso si è cimentato. Si riconoscono
nell’opera entrambe, l’uno come l’altro. Lo scambio di tecniche è stato
libero e la fusione sincera e le opere sono finite solo quando entrambe
guardandole lo decidono e ne sono soddisfatti.
Ora i due possono tornare a intraprendere le proprie opere solitarie e
individuali, ma sempre in loro resterà traccia di questo esperimento e
questo scambio.
Restano inoltre le tele create insieme.
E il tempo a venire e l’amicizia e la possibilità di altri esperimenti e
creazioni insieme.
Michael writes: Lorenzo
Viscidi and Michael Eldridge play chess together.
Their games are not scientific or logical, (they would drive a normal
chess player crazy) but fast, chaotic and intuitive.
These players are evenly matched although their styles are different and
both alternate between aggression and gentle passivity (if it suits their
goal; which is, of course, to win).
These artworks are a similar meeting point for them.
They also draw on both the unconscious and the intuitive and from the
broad, random field of experience, not from design or intellect or
dialogue.
They are surprises, and in a certain way, awakenings.
They were all created during the summer of 2005 in Michael's studio in Le
Marche .
They were photographed, catalogued and divided between the two of them,
one half going to Lorenzo’s studio in Padova, the other half remaining in
Michael’s studio in Le Marche.
There was no conflict in the choice of who should take which paintings.
No desire to win, as in their games of chess.
The cards fell evenly.
And so we have been art- playing in that fertile territory between
abandonment and control where experience and learned skills give way to
intuition; where a flood of information gets unlocked from somewhere, it
seems, in the subconscious mind and is filtered through to the eyes and
hands during the act of creation.
Funny thing is though, neither of us can paint like this when we try to
individually.
Lorenzo Viscidi
Michael Eldridge
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